da Giuseppe La Russa | Ago 11, 2026 | NEWS

Grazie ai cacciatori-monitoratori siciliani che hanno aderito al progetto “Verso il prelievo venatorio sostenibile della Lepre italica (Lepus corsicanus) in Sicilia buone pratiche e azioni di monitoraggio”, nei giorni scorsi è stata pubblicata una nuova ricerca sulla Rivista Mammalian Biology (Vallone, F., Tenuzzo, M., Romeo, G., Trocchi, V., Macchioni, F. & Vannini, C. 2026. Unveiling the gut microbiota of the Italian hare (Lepus corsicanus): a first characterization from Sicily. Mamm. Biol. https://doi.org/10.1007/s42991-026-00617-z).
Questo nuovo studio ha preso in esame il microbiota intestinale (l’insieme di tutti i microrganismi che vivono nell’intestino, in questo caso la componente batterica) di un campione di lepri prelevate nel corso del progetto. Per la prima volta in assoluto, lo studio ha caratterizzato geneticamente i phyla e le famiglie batteriche dominanti. Senza entrare troppo negli aspetti tecnici, per i quali si rimanda al lavoro originale, il microbiota delle lepri italiche esaminate era principalmente dominato da Bacillota e Bacteroidota, seguiti da Actinomycetota, con famiglie come Ruminococcaceae, Rickenellaceae e Bacteroidaceae.
È importante considerare che il microbiota intestinale rappresenta un fattore chiave della biologia dell’ospite (lepre), che influenza l’assorbimento dei nutrienti, il metabolismo energetico, la funzione immunitaria, la resistenza alle malattie e il comportamento. Come si può ben comprendere, l’alterazione di queste delicate relazioni tra l’ospite e le comunità microbiche naturali (disbiosi) può ridurre la fitness individuale sino a comprometterne la salute e la sopravvivenza. Per contro, un microbiota funzionalmente ricco ed equilibrato è fondamentale per la salute dell’individuo e migliora le sue capacità di risposta ai cambiamenti ambientali e allo stress.
Sappiamo da studi effettuati in passato principalmente sulla lepre europea e in particolare nell’allevamento in cattività, che questi animali sono facilmente soggetti ad enteriti di varia natura, non di rado fatali. In generale le lepri si connotano per una complessa fisiologia, digestiva nella quale la cosiddetta ciecotrofia (la re-ingestione di particolari escrementi per una migliore digestione degli alimenti ricchi di fibre) svolge un ruolo cruciale, la cui alterazione può portare a carenze nutritive e ripercussioni sulla salute degli individui.
I risultati dello studio colmano quindi una significativa carenza di conoscenze in questa specie e forniscono un preciso quadro di riferimento della composizione del microbiota intestinale utile anche per futuri studi comparativi ed ecologici applicati alla conservazione e alla gestione di questa specie endemica italiana, ad esempio nell’ambito di progetti di reintroduzione o di ripopolamento.
da Giuseppe La Russa | Ago 4, 2026 | NEWS



Facendo seguito al nostro precedente comunicato, con il quale a seguito dell’Ordinanza del TAR Palermo n. 481 del 29/07/2026, era stato sospeso il Calendario Venatorio 2026/2027, oggi vi informiamo che con il presente comunicato la nostra Associazione, tramite i propri legali, ha proposto appello innanzi al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Sicilia avverso il provvedimento di sospensione del TAR Palermo.
Racalmuto, 04 agosto 2026
da Giuseppe La Russa | Lug 29, 2026 | NEWS



A seguito dell’odierna ordinanza del TAR Palermo si comunica che salta l’ipotizzata preapertura della caccia in Sicilia poiché è stata accolta l’istanza cautelare presentata da alcune Associazioni ambientaliste contro il Calendario Venatorio regionale 2026/2027.
Allo stato delle cose, l’attività venatoria si potrà praticare a partire dalla terza domenica di settembre (giorno 20) così come previsto dalla Legge 157/92, con le stesse modalità e disposizioni previste dal precedente Calendario Venatorio regionale 2025/2026.
Il Tribunale, infine, ha fissato nel 20 Ottobre 2026 la data per la discussione di merito del ricorso presentato dalle Associazioni ambientaliste.
Vi terremo informati sulle eventuali azioni che riterremo opportuno intraprendere.
Racalmuto, 29 luglio 2026
da Giuseppe La Russa | Lug 24, 2026 | NEWS

In data odierna si è svolta al TAR Palermo la seduta in ordine al ricorso presentato avverso al Calendario Venatorio 2026/2027 da parte delle Associazioni ambientaliste.
All’udienza, alla presenza dei legali delle Associazioni Venatorie e con il successivo intervento dell’avvocato Loprete, che assiste le associazioni ricorrenti, le parti hanno insistito nei propri atti e scritti difensivi.
L’Avvocato Accursio Augello, per la FIDC Sicilia, in particolare ha evidenziato come l’Assessorato Regionale abbia correttamente motivato ogni punto in cui il C.V. si discosta dai suggerimenti forniti da ISPRA.
Il Giudice ha posto la causa in decisione per valutare la possibilità di disporre una integrazione del contraddittorio mediante notifica per pubblici proclami.
da Giuseppe La Russa | Lug 3, 2026 | NEWS



Con il presente comunicato si rende noto che è stato presentato, da parte delle Associazioni ambientaliste, il ricorso avverso il Calendario Venatorio 2026/27, e che l’Udienza davanti al TAR Palermo si terra in data 24 Luglio del corrente mese.
La Federazione Italiana della Caccia – che per il tramite l’Ufficio Studi e Ricerche Faunistiche e Agro-Ambientali, collabora da tempo ed in perfetta sinergia, con i Dirigenti dell’Ufficio Regionale del Servizio 3, Dott. Alberto Pulizzi e Dott.ssa Roberta Paci, per la predisposizione del Calendario Venatorio – congiuntamente all’Associazione Siciliana Caccia e Natura e Consiglio Siciliano della Caccia, della Pesca, Cinofilia, dell’Ambiente e dello Sport, ha già dato mandato ai propri Legali di approntare ogni azione giudiziaria ritenuta necessaria in difesa del Calendario Venatorio Siciliano 2026/27.
Racalmuto, 03 Luglio 2026
Il Presidente A.S.C.N. Il Presidente Federcaccia Sicilia Il Presidente Consiglio Siciliano della Caccia
Andrea Notarbartolo Giuseppe La Russa Michele Pizzuto
da Giuseppe La Russa | Giu 25, 2026 | NEWS

CHIEDIAMO RISPETTO PER CHI VIVE IN QUEI TERRITORI
Non sono sufficienti un Parco Nazionale, 4 Parchi Regionali, 75 Aree Naturali protette, 245 Siti inclusi nella rete Natura 2000, adesso cala dall’alto un altro parco, il Parco Nazionale degli Iblei e poi cos’altro penseranno di imporre ai cittadini siciliani? Da notare che si tratta di un “regalo” a scoppio ritardato del II Governo Prodi e del Ministro dell’ambiente in carica nel 2007, Alfonso Pecoraro Scanio (L. 222 del 29.11.2007, Art. 26, c.4-septies). Possibile che oggi con governi, nazionale e regionale, di tutt’altro orientamento politico si intenda ancora portare avanti il disegno politico di Pecoraro Scanio?
Ad oggi, in Sicilia, il territorio destinato a protezione della fauna selvatica è già al 36,92 %, quindi ben al di là della quota fissata per Legge del 30%. Se a questa sommiamo una grossa parte dei 146.735 ettari che toccano ben 27 Comuni delle Province di Siracusa, Ragusa e Catania arriveremo a circa il 43% e se ancora pensiamo di istituire i Parchi Regionali dell’Alcantara e dei Monti Sicani a che percentuale abnorme arriveremo?
Politicamente, allorquando si vuole dare vita a un Parco non ci si pone il problema che istituire è relativamente molto semplice, ma nessuno si pone il problema delle difficoltà di gestione e dei vincoli permanenti che s’impongono alle popolazioni residenti in quel territorio. La cattiva gestione dei Parchi in Italia è ben nota, ed è stata asseverata dalla Corte dei Conti (Det. n. 84/2021) e denunciata dall’ISPRA: solo per redigere i Piani di gestione dei singoli parchi nazionali si registra “un ritardo medio di 21 anni sui tempi di approvazione” e la maggior parte ne è ancora sprovvista persino dopo oltre 35 anni dall’istituzione. Questa è la realtà che incombe sui cittadini siciliani e soprattutto nei territori interessati direttamente dal Parco degli Iblei. Ma, politicamente, l’importante è chiudere, non volendo vedere le tante esperienze negative precedenti, e mummificare ancor di più il territorio arrecando futuri danni all’economia locale, a flora, fauna e conseguentemente allo stesso ambiente, che è stato modellato sapientemente dall’uomo nel corso dei secoli.
Se l’allarme viene da una Associazione Venatoria, apriti cielo. Ormai noi cittadini cacciatori, in quanto tali, sembra che abbiamo il divieto di dire la nostra poiché siamo stati demonizzati da una parte di società ambientalista integralista che si può permettere il lusso di dire ciò che vuole e raccontare falsità, ad esempio, nei commenti alla modifica della Legge 157/92 ed avere sempre ragione. Da notare però che è ben diverso l’approccio delle popolazioni direttamente colpite da tali politiche, rispetto a quello dei cittadini che vivono altrove, spesso nelle realtà urbane, lontane dai problemi della gestione degli ambienti agricoli, dalle esigenze di sviluppo e dalle tradizioni delle aree rurali, che includono la caccia, la pesca, la raccolta dei funghi e in generale lo sfruttamento sostenibile delle risorse.
Come nel caso dell’istituzione del Parco degli Iblei, ma anche in materia di scelte di previsione di gestione e/o modifiche ambientali (istituzione aree protette, regolamentazione Siti Natura 2000, etc.) crediamo fortemente che ogni decisione si debba realizzare insieme ai vari portatori d’interesse, comprese le Associazioni Venatorie, per garantire democraticamente il coinvolgimento della collettività e la necessaria trasparenza.
Per noi è di basilare importanza garantire la gestione faunistica assieme ad un corretto equilibrio tra la tutela ambientale e le attività tradizionali dei territori. Non si può penalizzare chi ha sempre vissuto, lavorato e custodito quelle zone attraverso le proprie attività di allevatori, agricoltori, cacciatori, pescatori e raccoglitori di risorse naturali.
Federcaccia fa presente, ancora una volta, che la chiave per la conservazione degli ecosistemi non è la protezione e l’imposizione di vincoli, bensì l’uso sostenibile delle risorse e il coinvolgimento delle popolazioni locali. Ciò significa trovare equilibrio fra lo sviluppo e la biodiversità, attraverso la concertazione e il coinvolgimento dei portatori d’interesse. Una strategia regionale per la conservazione degli ecosistemi è la strada più corretta, realizzata attraverso tavoli tecnici in cui siedano tutti gli interessati, dagli imprenditori ai conservatori.
È necessario quindi fermare questa perdurante parcomania che arreca solo danni ai territori e vieta ai residenti ogni libera attività agricola, imprenditoriale, di movimento, di tradizione e di cultura rurale affermata nei secoli.
È necessario che anche il prossimo Piano Faunistico Venatorio Regionale sia rispettoso di questi aspetti ambientali e sociali e che non assecondi ancora una volta dei vincoli e dei divieti assurdi. L’ormai vecchio decreto 442/12 si deve superare e dare la possibilità con nuove disposizioni di esercitare l’attività venatoria regolamentata all’interno dei Siti Natura 2000, come lo si fa in tutta l’Italia.
Per quanto riguarda l’imposizione tardiva del Parco degli Iblei esprimiamo il nostro forte dissenso invitando, al momento, le Istituzioni ad attivare tutte le procedure di coinvolgimento delle tre Province, dei 27 Comuni e delle popolazioni interessate, perché è indispensabile far comprendere le conseguenze a lungo termine di un Parco nazionale e consentire a tutti di esprimere democraticamente la propria volontà su questo mega Parco.
Come Associazione chiediamo di essere convocati e ascoltati, come portatori di interessi, ogniqualvolta si tratteranno argomenti che incidono sull’ambiente, sulla fauna selvatica e sui quali anche noi possiamo portare la nostra esperienza.
Il Presidente
Giuseppe La Russa