
DALL’ASSESSORATO AMBIENTE DELLA REGIONE SICILIANA UN INACCETTABILE APPROCCIO IDEOLOGICO ANTICACCIA.
Una domanda sorge spontanea: ma FRATELLI D’ITALIA è un Giano bifronte?
A Roma attento e sensibile alle tematiche venatorie e in Sicilia più anticaccia degli anticaccia?
In Sicilia le normative europee vengono declinate ad uso e consumo: dopo l’inaccettabile decreto 442 del 2012, l’Assessorato Ambiente continua nella stessa linea di divieto totale di caccia nei siti Natura 2000 della Regione, ignorando non solo i portatori d’interesse, ma anche le richieste di coinvolgimento dell’Assessorato Agricoltura e Foreste.
Abbiamo letto i comunicati dell’Assessore all’Ambiente e Territorio della Regione Siciliana D.ssa Giusy Savarino, riguardante le modifiche alla Misure di conservazione dei 229 siti Natura 2000 presenti nel territorio regionale.
In data 6 novembre lo stesso Assessorato ha diramato un altro comunicato dal titolo “Rete Natura 2000, il Territorio: misure necessarie, nessuna ricaduta sulla caccia”, nel quale, oltre a varie inesattezze, si conferma la volontà di escludere la caccia dalle attività consentite nei siti Natura 2000 della Regione Sicilia.
Facciamo un po’ di ordine:
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Dal giorno 10 agosto 2012, a causa del DDG 442 di Valutazione d’incidenza sul Piano Faunistico Venatorio, in Sicilia è in atto un’anomalia unica in Italia che vieta la caccia in tutti i siti Natura 2000 regionali, con la sola eccezione di pochissimi in cui la caccia è sottoposta a vincoli inaccettabili. A questa anomalia si voleva porre rimedio con il nuovo redigendo Piano Faunistico Venatorio Regionale.
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La normativa europea e italiana NON prescrivono alcun divieto di caccia nei siti Natura 2000, bensì l’armonizzazione delle attività umane con gli obbiettivi del sito. Di conseguenza la gestione dell’attività venatoria deve essere valutata ed eventualmente regolata, ma certamente non esclusa a priori come attuato con DDG 442 e come perpetrato nuovamente dall’ARTA con le nuove Misure di Conservazione.
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Dal momento che si tratta di caccia e di gestione ambientale, le associazioni venatorie dovevano essere consultate, e ancor di più doveva esserlo per tutti i siti, l’Assessorato Agricoltura e Foreste che, ricordiamo all’ARTA, è gestore del territorio per varie attività, tra cui agricoltura, foreste, caccia e pesca.
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L’ARTA si è ben guardato da consultare le associazioni venatorie e allo stesso tempo ha ignorato che i regolamenti di caccia nei siti Natura 2000 avrebbero potuto essere oggetto di apposita valutazione e concertazione nell’ambito della Valutazione d’incidenza prevista per il redigendo Piano Faunistico Venatorio Regionale.



